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Adesione alla campagna "posto occupato"

Si occupa un posto in un cinema, un teatro, un treno, sulla metro o a scuola, per lasciare un segno della nostra presenza: con un giornale, una borsa, un mazzo di chiavi, un cappello. Quel posto è mio, tornerò ad occuparlo. Per molte, troppe donne, non sarà più così.
POSTO OCCUPATO è un’idea, un dolore, un pensiero, una reazione che ha cominciato a prendere forma man mano che i numeri crescevano e cresceva l’indignazione di fronte alla notizia dell’ennesima donna assassinata.
Ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto nella società, sul tram, a scuola, in metropolitana.
E noi quel posto vogliamo riservarlo a loro, affinché la quotidianità non lo sommerga, per simbolizzare un’assenza che avrebbe dovuto essere presenza se non ci fosse stato l’incrocio fatale con un uomo che ha manifestato la sua bestialità, ammantandola di un “amore” che altro non è che disprezzo. Con un definitivo e ultimo gesto per sancire un presunto diritto di proprietà.
POSTO OCCUPATO è partito il 29 giugno dall’anfiteatro della villa Comunale di Rometta (Messina), luogo di nascita di Maria Andaloro, editore della rivista online “La Grande Testata” e ideatrice del progetto. La prima fila dell’anfiteatro è sta

Anche noi abbiamo aderito a Posto occupato.ta occupata da un paio di scarpe rosse, da un mazzo di chiavi, da una borsa, lì cristallizzati a testimonianza di un delitto.
La speranza di POSTO OCCUPATO è che il “contagio” si estenda anche alle altre città italiane, e che le Istituzioni, i Comuni, i Servizi di ogni genere e i luoghi di aggregazione sociale raccolgano l’invito a riservare un “posto” in memoria delle donne vittime di ogni forma di violenza. E che questa assenza urlasse la mostruosità del suo perché.

"Il maltrattamento in famiglia è superabile, quello istituzionale no"- la denuncia del CISMAI

Un bambino non protetto è un bambino che per tutta la vita avrà dei costi per la società. Partendo da questo presupposto il Cismai, nel corso delle due giornate del 12 e 13 dicembre a Torino, fa il punto sulle buone pratiche da adottare per prevenire e curare il maltrattamento e l'abuso, in netta contrapposizione, quindi, con l'ottica prettamente emergenziale che finora è stata prevalente nelle politiche di intervento nazionali.

L'appuntamento di Torino, dal titolo "Proteggere i bambini nell'Italia che cambia", è lo step finale di un percorso che il Cismai ha avviato all'inizio dell'anno a Bari, affrontando il problema dell'emersione e della rivelazione della violenza, e successivamente ad Ancona, parlando di separazioni conflittuali. Il titolo si riferisce alla necessità di non perdere di vista, nonostante la crisi, l'obiettivo del contrasto al maltrattamento in un'ottica di prevenzione, mantenendo quindi alta l'attenzione sulla protezione dei minori anche in un'Italia che cambia, e che sempre meno adotta politiche efficaci a questo scopo.

Le politiche sbagliate e orientate in ottica emergenziale producono tagli ai bilanci di spesa. I tagli ai bilanci incrementano i casi di maltrattamento. L'Italia è dunque vittima di un circolo vizioso le cui vittime principali sono i bambini, sempre meno tutelati e sempre più compromessi. "Il sistema dei servizi a tutela dell'infanzia in Italia è in crisi - spiega Gloria Soavi, vice-presidente del Cismai - e non è soltanto colpa dei problemi economici del Paese. Gran parte della responsabilità va addebitata alle politiche miopi adottate finora, finalizzate a intervenire solo quando ormai è troppo tardi, con il rischio di cronicizzare le situazioni. Tagli e mancati finanziamenti sul fronte della prevenzione costano, come rivela uno studio condotto da noi in collaborazione con Terre des Hommes e Università Bocconi, ogni anno circa 13 miliardi. Dal 2005 al 2011 i casi di maltrattamento sono cresciuti del 23 per cento, ma il nostro Paese continua a investire poco. Tutto questo è inaccettabile".

Ma quali sono i soggetti coinvolti nel processo di tutela, e con i quali è quindi necessario dialogare il più possibile per ripristinare un sistema di prevenzione e cura efficace? "La protezione dalla violenza - continua Soavi - coinvolge tre soggetti principali: l'autorità giudiziaria, che spesso determina, con un decreto, la vita di un bambino; gli adulti, nella duplice, complessa veste di persone e genitori; e naturalmente i servizi, che a volte, per varie ragioni, non lavorano come dovrebbero".

"Tutte le funzioni sono da rispettare ma devono essere realizzate con coscienza - spiega Dario Merlino, presidente del Cismai - e il tema dell'ascolto del minore, uno dei più delicati, in Italia è praticato con prassi spesso inaccettabili. Il giusto processo è giusto per chi?, verrebbe da dire. E' quanto mai necessaria, in Italia, una riorganizzazione della giustizia minorile. Le criticità nel funzionamento della giustizia minorile si riflettono in una crisi del funzionamento dei servizi: l'operatore che segnala situazioni di maltrattamento ha quasi l'impressione di far cadere il bambino in un contesto che, più che tutelarlo, rischia di danneggiarlo ulteriormente".

Secondo Merlino, il sistema della giustizia minorile in Italia rischia di non rispettare la convenzione di Lanzarote perché costruisce la protezione del minore senza mettere al centro il bambino. "Per prevenire gli allontanamenti bisogna prevenire i maltrattamenti - continua Merlino - e usare gli strumenti di supporto in modo appropriato. Il maltrattamento istituzionale è un danno doppio per il bambino. Se questi viene maltrattato in famiglia può, in qualche modo, farsene una ragione. Ma quando è l'istituzione che dovrebbe proteggerlo, a maltrattarlo, allora il danno può essere ancor più grave".

I bambini rappresentano, secondo David Finkelhor, professore di Sociologia all'Università del New Hampshire (USA), uno dei massimi esperti internazionali sulle problematiche della traumatizzazione infantile e delle sue conseguenze sulla salute fisica e mentale dei bambini, il "segmento di popolazione più vittimizzato al mondo". "Sperimentano tutte le forme di maltrattamento che subiscono gli adulti e, in più, quelle specifiche del loro statuto di bambini, come la trascuratezza".

Uno studio che ha raccolto i risultati di 300 indagini sul maltrattamento all'infanzia nel mondo, ha rilevato che il fenomeno dell'abuso è presente in tutti i continenti e in tutti i Paesi. Perché?, si chiede Finkelhor. "Studiosi e politici non hanno mai affrontato seriamente questa domanda, forse pensando che la risposta fosse scontata. Ma così non è".

Esistono infatti 4 ragioni principali che fanno sì che i bambini siano il segmento di popolazione più vittimizzato del pianeta. "La prima - spiega lo studioso - è che le norme e le sanzioni a loro favore sono più fragili e limitate di quelle a tutela degli adulti. Esistono porzioni della violenza e dell'abuso sui minori che non sono state affatto trattate o che sono state del tutto ignorate. La seconda è che i bambini si mettono spesso in situazioni di pericolo e questo li espone facilmente a ritorsioni. La terza è che non hanno molto margine di scelta: non scelgono la famiglia in cui nascono, il quartiere in cui vivono, le scuole in cui studiano. Un adulto se subisce violenza può divorziare o andarsene, un bambino no. La quarta è che ai bambini manca la capacità di verbalizzare la propria condizione, sensibilizzando così gli adulti, proprio come negli ultimi 10 anni hanno fatto le donne rispetto alla violenza subita dai partner. Gli adulti hanno la piena responsabilità dei bambini e del loro benessere e non sono completamente consapevoli della loro vulnerabilità".

"Chiamarlo amore non si può"- dal 25 novembre in libreria


Il 25 novembre è uscito in libreria Chiamarlo amore non si può. 23 scrittrici raccontano ai ragazzi e alle ragazze la violenza contro le donne (ed. Mammeonline di Foggia), un racconto collettivo- 23 voci al femminile- per parlare di violenza sulle donne con declinazioni stili ed emozioni molto diverse, unite per dire NO a qualsiasi forma di sopruso, anche sottile.

Un libro rivolto ai ragazzi e alle ragazze perchè possano imparare che amore vuol dire rispetto e non sopraffazione, che amare vuol dire permettere all'altro/a di essere se stessi e che l'amore non può essere egoista, altrimenti non lo si può chiamare amore. Un libro per riflettere, per non rimanere in silenzio di fronte ai tremendi fatti di cronaca, per imparare a reagire a ciò che può succedere intorno a noi, non solo quando si tratta di violenza fisica, ma anche di gesti e comportamenti che comunque feriscono profondamente.

Le autrici e l'editrice devolvono all'Aidos i compensi derivanti da questo libro e in particolare al progetto: Salute e prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili in Burkina Faso.

Le autrici: Anna Baccelliere, Alessandra Berello, Rosa Tiziana Bruno, Fulvia Degl’Innocenti, Ornella Della Libera, Giuliana Facchini, Ilaria Guidantoni, Laura Novello, Isabella Paglia, Daniela Palumbo, Elena Peduzzi, Cristiana Pezzetta, Annamaria Piccione, Manuela Piovesan, Livia Rocchi, Maria Giuliana Saletta, Chiara Segrè, Luisa Staffieri, Annalisa Strada, Pina Tromellini, Pina Varriale, Laura Walter, Giamila Yehya.

Concorso di idee per studenti e studentesse delle scuole di secondo grado

Vuoi contribuire con le tue idee a fermare la violenza contro le donne?

La Regione Puglia, in collaborazione con l'Ufficio scolastico Regionale, nell'ambito del progetto "Troppoamore: sbagliato", bandisce un concorso di idee per completare, attraverso il ricorso a strumenti diversi, la campagna di comunicazione stessa la cui veste grafica è stata individuata nell'immagine "Zapatos rojos" dell'artista Elina Chauvet.

In forma di concorso si vuole spingere le scuole a riflettere sui temi della violenza di genere e del femminicidio, attraverso l'elaborazione di soluzioni artistiche in forma di claim, spot o video che andranno ad arricchire la campagna.

Il concorso prevede tre sezioni:

sezione 1) definizione del claim che accompagni l'immagine scelta per la campagna;

sezione 2) progettazione di uno video (spot, video clip, docufilm) della durata massima di 5 minuti  

sezione 3) progettazione di visual art (fotografia, illustrazione, fumetto, pittura, arte digitale)

Partecipazione

Il concorso è riservato agli studenti e studentesse delle scuole secondarie superiori. E' ammessa la partecipazione in forma singola o collettiva.

Criteri di ammissione delle proposte

Sono ammessi al concorso solo lavori originali e inediti presentati da studenti delle scuole secondarie superiori.  

Premiazione

Il primo lavoro in graduatoria per ciascuna sezione sarà proclamato vincitore per quella sezione e sarà utilizzato nella campagna regionale "Troppo amore: sbagliato".

Bando integrale e domanda di partecipazione sul sito
http://www.pariopportunita.regione.puglia.it/

Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, mercoledì 11 dicembre per la rassegna Visioni di genere

Mercoledì 11 dicembre alle 18.00 in Mediateca regionale (via Zanardelli 30), terzo appuntamento della rassegna VISIONI DI GENERE con il film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì (2007), con Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Valerio Mastandrea, Elio Germano, Massimo Ghini. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Visioni di genere #violenza identità diritti stereotipi lavoro è una rassegna sull'immaginario femminile organizzata dall'Assessorato al Welfare del Comune di Bari, a cura del Centro Antiviolenza la Luna nel pozzo in collaborazione con la Mediateca regionale.


La trama
Nel bel mezzo di una corale apertura onirica a suon di Beach Boys, la voce narrante di Laura Morante ci introduce cautamente nella favola nera di Marta, ventiquattrenne siciliana trapiantata a Roma neolaureata con lode, abbraccio accademico e pubblicazione della tesi in filosofia teoretica. Umile, curiosa e un poco ingenua, Marta si vede chiudere in faccia le porte del mondo accademico ed editoriale, per ritrovarsi a essere "scelta" come baby-sitter dalla figlia della sbandata e fragile ragazza madre Sonia. È proprio questa "Marilyn di borgata" a introdurla nel call center della Multiple, azienda specializzata nella vendita di un apparecchio di depurazione dell'acqua apparentemente miracoloso.Da qui inizia il viaggio di Marta in un mondo alieno, quello dei tanti giovani, carini e "precariamente occupati" italiani: in una periferia romana spaventosamente deserta e avveniristica, isolata dal resto del mondo come un reality, la Multiple si rivela pian piano al suo sguardo ingenuo come una sorta di mostro che fagocita i giovani lavoratori, illudendoli con premi e incoraggiamenti (sms motivazionali quotidiani della capo-reparto), training da villaggio vacanze (coreografie di gruppo per "iniziare bene la giornata") per poi punirli con eliminazioni alla Grande fratello.