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Verso una vera parità di genere in Europa

Il Parlamento europeo approva la risoluzione e dice “no” alla discriminazione e alla violenza sulle donne

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“Raggiungere una reale parità di genere in Europa”. Le parole della relatrice Maria Noichi al Parlamento Europeo sottolineano perfettamente il percorso che l’Europa intende intraprendere dopo l’approvazione, di recente, della risoluzione sulla lotta alla discriminazione nel mercato del lavoro, nell’istruzione e nel processo decisionale. Si tratta della Risoluzione del Parlamento europeo del 9 giugno 2015 sulla strategia dell'Unione europea per la parità tra donne e uomini dopo il 2015 (2014/2152(INI).
Con 341 voti favorevoli, 281 contrari e 81 astensioni, la risoluzione rappresenta un importante passo in avanti verso l’evoluzione della composizione e definizione del nuovo concetto di famiglia in Europa e nello stesso tempo delinea la nuova strategia in favore della parità di genere.
A cominciare dalla lotta contro il bullismo e il pregiudizio nelle scuole contro le persone LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali): un modo per combattere gli stereotipi di genere che sono alla base di violenza e discriminazione.
Col documento, il Parlamento ha anche evidenziato la necessità di azioni specifiche per rafforzare i diritti delle donne disabili, migranti, appartenenti a minoranze etniche, delle donne Rom, delle donne anziane, delle madri single e le LGBTI.
Un punto importante della risoluzione che – lo ricordiamo – ha la portata di raccomandazione, è l’invito dei deputati alla Commissione a creare proposte di legge con misure vincolanti in favore della lotta alla violenza sulle donne, con l’auspicio che gli Stati membri ratifichino la Convenzione di Istanbul del 2011.
Misure per scoraggiare la prostituzione, programmi per combattere le nuove forme di violenza sulle donne, come le cyber-molestie, il cyber-stalking e il cyber-bullismo: sono queste le richieste che arrivano da più parti del sommo consesso europeo.
E ne frattempo è posta sotto l’attenzione la vita familiare e lavorativa, con l’importanza riservata alla maternità e alla paternità, agli adeguati congedi parentali, necessari per aumentare i tassi di occupazione femminile, alla necessità di servizi di qualità per l'infanzia, che siano compatibili con il tempo pieno lavorativo sia delle donne sia degli uomini. Misure che andrebbero a permettere ad entrambi i genitori di conciliare il lavoro e la vita familiare secondo le proprie scelte.
Ed ancora uno sguardo alla lotta contro il lavoro precario e sommerso delle donne e all’impegno ad adottare misure per ridurre il divario della retribuzione tra i generi e quello pensionistico.
Al centro inoltre della risoluzione, anche l’invito al Consiglio da parte dei deputati europei ad adottare al più presto misure per garantire la presenza di più donne nelle posizioni di comando.
Anche per quanto riguarda l’ambito “salute”, la risoluzione introduce importanti richieste di servizi di qualità, soprattutto per quel che riguarda il settore della salute sessuale e riproduttiva e il diritto a contraccezione e aborto sicuri e legali.
Ma la vera “rivoluzione” dell’Europa in favore della parità di genere si misura a livello culturale, con l’impegno a creare e diffondere una prospettiva di genere all'interno e al di fuori dall'UE, attraverso la promozione di un'immagine equilibrata e non stereotipata delle donne nei media e nella pubblicità.
L’impegno dell’UE è dunque proteso verso la costruzione e diffusione di un vero e proprio modello per la parità di genere e per i diritti delle donne all'interno e all'esterno dei suoi confini.

Al via 'Io non mollo', il progetto di inclusione sociale

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Aiutare tutte le donne vittime di violenza a rinascere e a recuperare la propria dignità, l’autostima e l’autonomia attraverso il lavoro. Questo l’obiettivo del progetto “Io non mollo”, il percorso di formazione per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità promosso dalla Consigliera di parità della Città Metropolitana di Bari, Stella Sanseverino, in collaborazione con l’ente di formazione IAL Puglia, ed i Centri Antiviolenza “ La Luna nel pozzo” - “Giraffa”, e “Il Melograno”.

Un progetto rivolto a donne vittime di atti di violenza, per favorire il loro inserimento nel mercato del lavoro mediante la creazione di imprese in diversi settori, favorendo lo sviluppo di competenze trasversali e specifiche, sviluppando capacità organizzative, di leadership e di gestione delle risorse umane per poter agire ed operare strategicamente nel mercato. Ma soprattutto supportare l’acquisizione di autostima per facilitare il riscatto da una condizione di violenza.
L’occupazione ed il lavoro, quindi, al servizio delle donne, per consentire una vera inclusione sociale nel momento in cui fanno ritorno alla vita normale, restituendo loro una nuova concezione di sé, la voglia di vivere, di riscattarsi, di sentirsi utili, di sviluppare le proprie capacità ed inclinazioni.
“Io non mollo” è tutto questo.

“Lungi dall’essere un progetto assistenzialistico – spiega il consigliere metropolitano delegato alla “Promozione e coordinamento dello sviluppo sociale”, Giuseppe Valenzano - Io non mollo vede come protagoniste attive le donne stesse, artefici di un proprio reinserimento sociale e rilancio occupazionale”.
Una necessità, quella di creare percorsi integrati di formazione ed avviamento al lavoro in favore delle donne vittime di violenza, che è stata già più volte sostenuta e ribadita dai rappresentanti dei CAV della provincia di Bari.

Storia di violenza famigliare a Bari

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Storia di ordinaria violenza. Anzi straordinaria, visto il tenore delle minacce, delle vessazioni e dei maltrattamenti subiti da un’anziana donna a Bari per mano di suo genero e di sua figlia.
Il fatto è accaduto e si e perpetrato per mesi ai danni di una signora di 76 anni, che occupava una delle case popolari di quella parte del capoluogo pugliese.
Gli aguzzini sono stati per lei sua figlia di 50 anni e il genero di 53, da poco uscito di carcere dopo aver scontato una condanna per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Nel suo storico, una sfilza di reati contro la persona, lesioni personali e poi truffa e guida senza patente.
È stato lui, insieme alla moglie, che dopo essere stati accolti dall’anziana donna in casa sua, si sono letteralmente impossessati dell’abitazione e di alcuni oggetti di lei, come la social card, hanno distrutto mobili e impedito alla signora di accedere ad alcune zone della casa come la cucina o il bagno. A tutto questo si sono aggiunti insulti e minacce, tante, troppe.
I maltrattamenti andavano avanti da un anno e c’erano state diverse denunce da parte della donna ai carabinieri, senza però che queste avessero portato ad una soluzione della vicenda. Fino allo scorso 12 agosto, giorno in cui il GIP Alessandra Piliego ha accolto la richiesta del PM Simona Filoni di allontanamento dalla casa della donna del genero e di sua figlia, responsabili per maltrattamenti e violenza privata.
A dare un sostegno concreto all’anziana donna, ormai debilitata nelle sue condizioni psicofisiche a causa delle vessazioni subite, è stato il Centro Antiviolenza di Bari “La Luna nel Pozzo” e l’assistente sociale Antonietta Sambati del Primo Municipio. Grazie al loro intervento, la donna ora è al sicuro in una casa protetta, in attesa che le procedure burocratiche si svolgano per permetterle di rientrare in possesso della sua abitazione.
Qui la donna può trascorrere le sue giornate serenamente, certa che quella violenza di cui è stata vittima è solo un ricordo, mentre un personale specializzato le fornisce il sostegno psicologico di cui necessita.
Il servizio offerto dal CAV barese “La luna nel Pozzo” è promosso dal Comune di BariAssessorato al Welfare ed è gestito dalla Cooperativa Sociale C.R.I.S.I.
La luna nel pozzo è impegnata da anni in prima linea nella lotta ad ogni forma di violenza e, grazie ai progetti che promuove e all’attività che svolge, ha assunto un ruolo importante nella difesa dei diritti delle donne, dei minori e delle famiglie. Un impegno profuso senza risparmio e che ha permesso fino ad ora di “salvare” dai maltrattamenti molte donne. Il centro è attivo tutti i giorni in via San Francesco d'Assisi 75 – Bari, con i seguenti numeri telefonici: 080/3327517 (attivo nelle ore di ufficio); 800 20 23 30 (attivo h24) ed è presente sul sito http://www.centroantiviolenzabari.it.
Una storia di violenza familiare, triste ma a lieto fine, quella della signora barese, che dimostra come la sinergia tra le forze dell’ordine, gli organi di giustizia, i Servizi Sociali, realtà attive come il CAV e tutte le istituzioni pubbliche e private coinvolte nella lotta alle violenze, sia indispensabile per intervenire in modo concreto ed incisivo su episodi che potrebbero avere conseguenze drammatiche ed irreversibili.

“C’era una volta”: laboratorio di scrittura e narrazione del sé per donne vittime di violenza nel Centro Antiviolenza La luna nel pozzo

Raccontare per ricominciare. Ascoltare per sensibilizzare. È con queste finalità che nasce "C'era una volta", il laboratorio attivato dal Centro antiviolenza del Comune di Bari - Assessorato al Welfare, La Luna nel Pozzo, che consentirà alle donne utenti del servizio di raccontare la propria esperienza con una fiaba. Al termine delle attività tutti i racconti saranno pubblicati in un audio-libro che sarà disponibile gratuitamente online sul sito web www.centroantiviolenzabari.it.

"C'era una volta" è un'iniziativa avviata lo scorso mese di febbraio che si concluderà a fine marzo. Sono due le fasi del progetto: la prima è dedicata alla scrittura creativa e autobiografica che si rifà agli schemi tipici della fiaba; la seconda alla lettura attraverso un breve corso teatrale che darà alle partecipanti la possibilità di restituire in maniera efficace ciò che hanno scritto.

"Si tratta di un'esperienza significativa - dichiara l'assessora al Welfare Francesca Bottalico - che consente di avvicinarsi, con delicatezza e rispetto, al vissuto e alla sofferenza di queste donne e permettere alle donne vittime di violenza di reinventarsi, tra memoria e fantasia, riprendendo i propri vissuti e dandosi una seconda possibilità e un nuovo posto all'interno del mondo, una sorta di nuova vita. Questo è un percorso che non coinvolge solo le protagoniste ma anche chi ascolterà i loro racconti perché le favole, con il loro linguaggio universale, aiutano ad affrontare temi che interessano a diverso titolo tutta la comunità. E credo che la violenza sulle donne, più di ogni altro argomento, riguardi tutti noi a partire dalle nuove generazioni".

Attraverso questo progetto la Luna nel Pozzo, struttura comunale gestita in convenzione dalla cooperativa sociale CRISI, intende offrire un approccio di cura innovativo all'interno di un servizio di ascolto e cura gratuito e di pubblica utilità. Attivo dal 1 luglio 2010 persegue azioni di presa in carico delle vittime attraverso l'ascolto, l'orientamento, la consulenza legale e psicologica e l'eventuale inserimento in case protette.

"Il Centro è un luogo di cura del sé - sottolinea la presidente di CRISI Anna Coppola De Vanna - rivolto a tutte quelle donne che subiscono violenze di qualsiasi genere. Con questa iniziativa abbiamo tracciato un nuovo spazio in cui ogni vittima può cominciare un percorso di rinascita".

"Le fiabe - spiega l'attore e regista teatrale che ha ideato il laboratorio, Damiano Francesco Nirchio - sono lo specchio delle dinamiche e delle relazioni nella vita vera. Parlano di peripezie e difficoltà superabili grazie a quella magia che è trovare dentro di sé risorse inaspettate. Certo non sempre c'è un lieto fine, ma è in questi casi che interviene la fantasia. 'C'era una volta' ha lo scopo di stimolare la creatività come strumento di riprogettazione del sé. E il centro antiviolenza è uno spazio che pone proprio sulla fantasia le sue fondamenta perché è il luogo dove non solo si ricuce quello che è stato lacerato, ma soprattutto si ripensa ciò che da quel momento in poi deve avvenire. Quindi l'immaginazione diviene strumento di lavoro senza il quale non si può immaginare un futuro diverso. Con l'attivazione del laboratorio - continua Nirchio - abbiamo soddisfatto un bisogno di riconoscimento del dolore che ciascuna donna vittima di violenza manifesta. Nessuno vive questa cosa se non io'ci hanno spesso detto durante questo mese di attività. Grazie a 'C'era una volta' cerchiamo di contrastare proprio quel senso di isolamento".